Ferai: Lo spettacolo più francese di sempre
Lo spettacolo più francese di sempre è una dichiarazione d’amore e di guerra a Molière, un atto teatrale corale, sfacciato, intelligente, popolare nel senso più nobile del termine, scritto e diretto da Ga' e Andrea Ibba Monni per Ferai Teatro.
Una compagnia “improbabile” (la filodrammatica dell’ospizio di Charenton) mette in scena un processo impossibile: quello all’anima di Jean-Baptiste Poquelin, morto sul palco, accusato di aver deriso il mondo e smascherato i suoi vizi.
Ne nasce uno spettacolo travolgente che mescola metateatro, commedia, musica, danza e follia lucida, attraversando La scuola delle mogli, L’Avaro, Il Malato immaginario e Tartufo.
Non una lezione di storia del teatro, ma un atto politico, poetico e ferocemente attuale.
Qui Molière non è un autore da manuale: è un imputato; e il teatro diventa tribunale, manicomio, cattedrale laica. Si ride molto e si pensa di più. E alla fine la sentenza è chiara: ridere è una cosa serissima.
Tra intermezzi musicali, danze, rovesciamenti e improvvisi slittamenti nella follia, il processo si dissolve in una certezza limpida: Molière non prendeva in giro l’umanità. La difendeva, mostrando quanto può diventare ridicola quando smette di pensare.
Lo spettacolo più francese di sempre è una festa teatrale, un atto d’accusa e un atto d’amore. Un inno alla libertà di pensiero.
E una risata lunga tre secoli che ancora ci riguarda.
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Lo spettacolo più francese di sempre è una dichiarazione d’amore e di guerra a Molière, un atto teatrale corale, sfacciato, intelligente, popolare nel senso più nobile del termine, scritto e diretto da Ga' e Andrea Ibba Monni per Ferai Teatro.
Una compagnia “improbabile” (la filodrammatica dell’ospizio di Charenton) mette in scena un processo impossibile: quello all’anima di Jean-Baptiste Poquelin, morto sul palco, accusato di aver deriso il mondo e smascherato i suoi vizi.
Ne nasce uno spettacolo travolgente che mescola metateatro, commedia, musica, danza e follia lucida, attraversando La scuola delle mogli, L’Avaro, Il Malato immaginario e Tartufo.
Non una lezione di storia del teatro, ma un atto politico, poetico e ferocemente attuale.
Qui Molière non è un autore da manuale: è un imputato; e il teatro diventa tribunale, manicomio, cattedrale laica. Si ride molto e si pensa di più. E alla fine la sentenza è chiara: ridere è una cosa serissima.
Tra intermezzi musicali, danze, rovesciamenti e improvvisi slittamenti nella follia, il processo si dissolve in una certezza limpida: Molière non prendeva in giro l’umanità. La difendeva, mostrando quanto può diventare ridicola quando smette di pensare.
Lo spettacolo più francese di sempre è una festa teatrale, un atto d’accusa e un atto d’amore. Un inno alla libertà di pensiero.
E una risata lunga tre secoli che ancora ci riguarda.