Felipe Romero Beltrán - Dialect e Bravo: progetti espositivi ed editoriali a confronto

Culture
Felipe Romero Beltrán - Dialect e Bravo: progetti espositivi ed editoriali a confronto

Dates

Event Ended
Event local times (Europe/Rome)
Wednesday 22 Apr 2026 19:00

Description

mercoledì 22 aprile, ore 19

Felipe Romero Beltrán
presentazione dei libri Dialect e Bravo:
progetti espositivi ed editoriali a confronto
pubblicati da Loose Joints
in collaborazione con Door Factory

In occasione del suo workshop del 18 e 19 aprile con Azahara Lozano Dorado Roma La condizione documentaria: pratiche di archiviazione e fotografia contemporanea, curato da Door Academy, a Roma il 22 aprile siamo felici di ospitare Felipe Romero Beltrán per una presentazione dei suoi progetti Dialectic e Bravo, in cui verranno messe a confronto strategie espositive ed editoriali.

Se siete interessanti a partecipare al workshop, scrivete a doitoriginalorrenounce@gmail.com

Felipe Romero Beltrán è un fotografo colombiano che vive a Parigi Si interessa di questioni sociali, giocando con la tensione che le nuove narrazioni possono introdurre nel campo della fotografia documentaria. Beltrán concepisce come pilastri della sua pratica le complessità dei contesti sociali e il potere dello storytelling di promuoverne nuove interpretazioni. Molti dei suoi progetti portano in superficie le condizioni di vita dei «corpi illegali» o «corpi migranti», come vengono spesso definiti nel contesto legale e istituzionale, facendo riferimento a coloro che, avendo abbandonato la propria terra in cerca di un futuro migliore, si ritrovano a vivere altrove illegalmente nella speranza di ottenere un permesso di soggiorno che consenta loro di restare nel luogo in cui sono.

Dialect racconta tre anni di violenza di Stato per nove giovani migranti marocchini esiliati in un limbo kafkiano a Siviglia, nel sud della Spagna. Quando i migranti minorenni entrano illegalmente nel Paese e non possono essere verificati come adulti, la loro custodia rimane nelle mani dello Stato – sottoponendoli a un lungo processo che può durare fino a tre anni per ottenere lo status legale. In questo stato di sospensione e liminalità, Beltrán utilizza il corpo come metafora: utilizzando un linguaggio attentamente articolato tra fotografia, performance e collaborazione, il peso del tempo morto viene registrato sulle spalle di questi giovani uomini, entrando in dialogo con i loro ricordi, i loro viaggi e l’umiliante mondanità dell’attesa e della migrazione.

Bravo si colloca nello spazio liminale del Rio Bravo, un luogo di tensione e migrazione perpetue in cui identità e geografia si intrecciano. Concentrandosi su un tratto di 270 chilometri del fiume, il progetto costruisce una narrazione visiva sfuggente in cui il fiume stesso diventa un protagonista silenzioso, plasmando le vite di chi vi si avvicina ma apparendo raramente nell’inquadratura. Attraverso ritratti crudi, interni austeri e paesaggi segnati, Bravo cattura il tempo sospeso della migrazione mentre i suoi soggetti attendono, a volte per anni, all’ombra di un attraversamento incerto.

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On the occasion of his workshop on April 18 and 19 with Azahara Lozano Dorado, Roma: The Documentary Condition: Archival Practices and Contemporary Photography, curated by Door Academy, we are pleased to host Felipe Romero Beltrán on April 22 for a presentation of his projects Dialect and Bravo, which will focus on comparing exhibition and editorial strategies.

If you are interested in participating in the workshop, please email doitoriginalorrenounce@gmail.com

Felipe Romero Beltrán is a Colombian photographer living in Paris. He is interested in social issues, playing with the tension that new narratives can introduce into the field of documentary photography. Beltrán conceives the complexities of social contexts and the power of storytelling to promote new interpretations as the pillars of his practice. Many of his projects bring to the surface the living conditions of “illegal bodies” or “migrant bodies”, as they are often described in legal and institutional contexts, thus referring to those who, having left their homeland in search of a better future, find themselves living elsewhere illegally in the hope of obtaining a residence permit that will allow them to stay where they are.

Dialect chronicles three years of state violence against nine young Moroccan migrants stranded in a Kafkaesque limbo in Seville, in southern Spain. When underage migrants enter the country illegally and cannot be verified as adults, they remain in the custody of the state—subjecting them to a lengthy process that can take up to three years to obtain legal status. In this state of limbo and liminality, Beltrán uses the body as a metaphor: using a language carefully woven from photography, performance, and collaboration, the weight of idle time is laid upon the shoulders of these young men, entering into a dialogue with their memories, their journeys, and the humiliating banality of waiting and migration.

Bravo is situated in the liminal space of the Rio Bravo, a place of perpetual tension and migration where identity and geography intertwine. Focusing on a 270-kilometer stretch of the river, the project constructs an elusive visual narrative in which the river itself becomes a silent protagonist, shaping the lives of those who approach it but rarely appearing in the frame. Attraverso ritratti crudi, interni austeri e paesaggi segnati, Bravo cattura il tempo sospeso della migrazione mentre i suoi soggetti attendono, a volte per anni, all’ombra di un attraversamento incerto.