Io Amo Italia
Auditorium del Parco, L’Aquila
mercoledì 11 marzo ore 19.30
IO AMO ITALIA
Stand Up Comedy
con Sofija Zobina
Tutto nasce da uno scambio di oggetti avvenuto al confine tra Russia e Finlandia a inizio anni 60’, una stecca di sigarette per un vinile:”O’ sole mio” di Robertino Loretti. Così inizia la storia di Sofija Zobina e il suo spettacolo “Io amo Italia”, un monologo di prosa-comedy tratto da eventi autobiografici. In scena Sofija Zobina, nata in Finlandia nel ‘99, nei panni di un’aspirante attrice sul palco di un karaoke. Ha già cantato una canzone, dovrebbe andarsene, ma l’occasione di avere finalmente un pubblico la spinge a restare. Con la scusa di raccontare il ruolo della musica italiana nella sua vita, parla della sua condizione di immigrata russa di seconda generazione e di quella di sua madre: una ballerina, che tramite mille peripezie, cerca di darle un futuro migliore proprio in Italia, dopo che il crollo dell’Unione Sovietica aveva lasciato tutti senza niente. Lo spettacolo è fatto di racconti, sketch, imitazioni, e di momenti più intimi legati al rapporto della protagonista con il padre, inteso come patria, come certezza, ma anche come limite. Nella storia delle due donne è una figura completamente assente, ma diventerà sempre più presente per la protagonista, durante il suo costante dialogo con il pubblico.
Dates
Venue
Auditorium Del Parco
67100 L'Aquila (AQ)Description
Auditorium del Parco, L’Aquila
mercoledì 11 marzo ore 19.30
IO AMO ITALIA
Stand Up Comedy
con Sofija Zobina
Tutto nasce da uno scambio di oggetti avvenuto al confine tra Russia e Finlandia a inizio anni 60’, una stecca di sigarette per un vinile:”O’ sole mio” di Robertino Loretti. Così inizia la storia di Sofija Zobina e il suo spettacolo “Io amo Italia”, un monologo di prosa-comedy tratto da eventi autobiografici. In scena Sofija Zobina, nata in Finlandia nel ‘99, nei panni di un’aspirante attrice sul palco di un karaoke. Ha già cantato una canzone, dovrebbe andarsene, ma l’occasione di avere finalmente un pubblico la spinge a restare. Con la scusa di raccontare il ruolo della musica italiana nella sua vita, parla della sua condizione di immigrata russa di seconda generazione e di quella di sua madre: una ballerina, che tramite mille peripezie, cerca di darle un futuro migliore proprio in Italia, dopo che il crollo dell’Unione Sovietica aveva lasciato tutti senza niente. Lo spettacolo è fatto di racconti, sketch, imitazioni, e di momenti più intimi legati al rapporto della protagonista con il padre, inteso come patria, come certezza, ma anche come limite. Nella storia delle due donne è una figura completamente assente, ma diventerà sempre più presente per la protagonista, durante il suo costante dialogo con il pubblico.