Le cose che t'ho imparato
Un carcere di massima sicurezza. Due uomini. Due mondi lontani costretti a condividere lo stesso spazio: un giovane alla sua prima detenzione e un anziano detenuto, segnato da anni di reclusione. Le cose che t’ho imparato è un testo che scava nelle pieghe dell’animo umano, alternando toni noir a momenti di sottile ironia, tra conflitto e introspezione.
La regia di Siddhartha Prestinari costruisce una dimensione sospesa tra realismo e simbolismo, in cui i dialoghi si fanno strumenti di scontro ma anche di scoperta reciproca. Il confronto tra i due protagonisti si trasforma in un viaggio emotivo che interroga le fragilità, le paure e la possibilità di cambiare.
La forza interpretativa di Stefano Ambrogi e la freschezza di Ermenegildo Marciante danno corpo a personaggi vivi e credibili, in un equilibrio costante tra tensione drammatica e leggerezza narrativa. L’impianto scenico, essenziale ma evocativo, ricrea un’atmosfera claustrofobica ma carica di umanità. Costumi, luci e suono dialogano con il testo in modo coerente e raffinato, arricchendo la narrazione senza sovraccaricarla.
Un’opera che racconta l’incontro tra generazioni, la durezza della reclusione e la sorprendente capacità dell’uomo di imparare, anche nei luoghi più oscuri.
Dates
Venue
Teatro Gioiello
Via Cristoforo Colombo, 3110129 Turin (TO)
Description
Un carcere di massima sicurezza. Due uomini. Due mondi lontani costretti a condividere lo stesso spazio: un giovane alla sua prima detenzione e un anziano detenuto, segnato da anni di reclusione. Le cose che t’ho imparato è un testo che scava nelle pieghe dell’animo umano, alternando toni noir a momenti di sottile ironia, tra conflitto e introspezione.
La regia di Siddhartha Prestinari costruisce una dimensione sospesa tra realismo e simbolismo, in cui i dialoghi si fanno strumenti di scontro ma anche di scoperta reciproca. Il confronto tra i due protagonisti si trasforma in un viaggio emotivo che interroga le fragilità, le paure e la possibilità di cambiare.
La forza interpretativa di Stefano Ambrogi e la freschezza di Ermenegildo Marciante danno corpo a personaggi vivi e credibili, in un equilibrio costante tra tensione drammatica e leggerezza narrativa. L’impianto scenico, essenziale ma evocativo, ricrea un’atmosfera claustrofobica ma carica di umanità. Costumi, luci e suono dialogano con il testo in modo coerente e raffinato, arricchendo la narrazione senza sovraccaricarla.
Un’opera che racconta l’incontro tra generazioni, la durezza della reclusione e la sorprendente capacità dell’uomo di imparare, anche nei luoghi più oscuri.