Storie e faccende di meretrici bolognesi, dall’Ottocento ai giorni nostri

Cultura
Storie e faccende di meretrici bolognesi, dall’Ottocento ai giorni nostri

Date

Evento concluso
Venerdì 30 set 2022 19:30 21:15

Luogo

Bologna

Bologna (BO)

Organizzato da

Descrizione

Bologna, 30 settembre 2022, ore 19:30: Salariate dell’amore. Storie e faccende di meretrici bolognesi, dall’Ottocento ai giorni nostri…

Dalle cortigiane, alla nascita dei primi bordelli, in una Bologna, definita da Casanova: “la città del piacere”…

Con una certa frequenza, nei film, nelle rappresentazioni o nei libri, compare la prostituta “bolognese”, connotata da un forte accento regionale. Casanova stesso, definisce Bologna “città del piacere”. Ne racconteremo gli aneddoti segreti, le storie proibite e le regole che ne hanno contraddistinto, nei secoli, la costante presenza nel capoluogo emiliano.

Prima tappa: GALLERIA CAVOUR…
Il primo bordello fu costituito alla Corte dei Bulgari (attuale Galleria Cavour), dal nome della celebre famiglia, proprietaria delle case che vi si trovavano. Ivi si trovava l’osteria della Scimmia. Oltre alla prostituzione si tenevano vere e proprie bische, tanto che, quello fu decretato un quartiere malfamato. Fu sloggiato quando decisero di costruirvi la nuova sede dello Studium (Archiginnasio). Qui, nasce la storia tra Girolamo (il conte Lucchini, protagonista del famoso furto al Monte di Pietà) e Berenice, che da prostituta da lui salvata, presso l’osteria (la bettola dove si recava a mangiare per due centesimi, luogo in cui Girolamo la protesse da un gruppo di uomini, uno dei quali la stava maltrattando e arrecando violenza, fu galeotto per il loro fatale incontro), davanti a tutti, divenne sua amante e sua compagna, anche di atti illeciti.

Seconda tappa: TORRE DEI CATALANI…
Quando il primo bordello venne chiuso, alla Corte dei Bulgari, le meretrici dovettero trasferirsi nella torre dei Catalani, sita in vicolo Spirito Santo, denominato, tra l’altro, anche via del Bordello. Questa torre, dopo aver protetto la famosa famiglia, ebbe a “proteggere”, per secoli, il maggiore bordello di Bologna che si collocava negli edifici che l’affiancavano, anche se dopo i Catalani diventò proprietà dei Frati Celestini. Dal 1796, con la soppressione degli ordini monastici, la torre divenne proprietà dello Stato.

Terza tappa: VIA MIRASOLE…
La distinzione delle donne era, soprattutto, a metà del 1800, basata sulla polarità vergine-prostituta. Se all’inizio questa classificazione era considerata legata a femmine che si lasciavano amare da molte persone, in seguito, la definizione passò a designare le fanciulle che concedevano le loro grazie al di fuori del matrimonio e poi, ancora, che non si rifiutavano mai di avere rapporti sessuali. La connotazione economica che prevedeva la transazione non era considerata illegale, essa era solo attaccabile da un punto di vista morale. A Bologna, attorno al 1864 erano state registrate circa 409 prostitute. Molte di esse esercitavano in case di tolleranza, come quella di via Mirasole, poco distante dall’attuale tribunale. Gli abitanti protestavano, spesso indignati, per “gli scandalosi convegni d’amore con osceno torpiloquio”. Circa metà delle ragazze erano in precedenza servette (spesso utilizzate dai signori di alta borghesia come strumento di sfogo o iniziazione amatoria per i figli) e cameriere e molte provenivano dall’istituto delle “bastardine” di San Procolo.

Quarta tappa: PALAZZO DEL PODESTA’…
A fine XIV secolo venivano pubblicati disfide contro le impudiche “signore” che prestavano il loro servizio a Bologna, nei pressi del palazzo del Podestà e di Re Enzo, tra i banchi degli altri mercanti, quando la piazza era ancora ben lungi dall’essere quell’armoniosa architettura che è oggi. I suddetti bandi invitavano le “meritrici” a non prestare i lori servigi al di fuori dei bordelli e, se al sabato era loro concesso di spostarsi da tali ubicazioni, dovevano ottemperare a regole che invitavano a far sì che, la stessa avrebbe dovuto rendersi “riconoscibile” al pubblico, pena l’espulsione (erano costrette a indossare abiti con una larga fascia bianca, ornata di rose nere e campanellini e dovevano restare rinchiuse, sbracciandosi dalle finestre per richiamare i clienti).

Quinta tappa: SAN GIOVANNI BATTISTA DEI CELESTINI…
A Bologna, nel XV secolo, le prostitute furono trattate come membri rispettabili della società. Come una qualsiasi altra corporazione e fu loro concesso di partecipare ufficialmente alle processioni e alle altre celebrazioni collegate alle festività cittadine. Esse divennero, tra l’altro, garanti dell’ordine sociale e garantite esse stesse dal fatto che, la loro professione fosse tutelata se svolta all’interno di apposite case. E, queste case, potevano anche divenire “conventi”, infatti, nel 1465, le suore del convento di San Giovanni Battista dei Celestini, furono allontanate per i continui scandali, in cui si rilevava un’agguerrita concorrenza alle meretrici.
Le prostitute avevano comunque l’obbligo di denunciarsi due volte all’anno, pagando una tassa all’ufficio delle Bollette, quindi, la prostituzione era considerata un’attività assolutamente legale.

Sesta tappa: PORTICO DEL PAVAGLIONE…
Il portico del Pavaglione era uno dei luoghi di perdizione di Bologna. A fine 1200 fu emesso un bando che vietava la prostituzione per ragioni economiche. Data la carestia, si ordinò a questa categoria di lasciare la città entro otto giorni. Le punizioni previste, qualora non si seguisse la linea guida che forniva la pubblicazione erano pesantissime: dal rogo dell’abitazione, fino al taglio del naso. Al protettore, considerato quasi un criminale, potevano addirittura essere asportati gli occhi. Addirittura, di queste pratiche fu accusata anche una donna, tal Margherita. Fu considerata anche un’incantatrice, malefattrice e ladra. Fu arsa viva per aver prostituito la figlia, tredicenne. Faceva incantesimi, atti a legare un uomo attraverso un rito magico, fatto di erbe e tocchi allo stesso, con ossa di rana. Sussistevano veri e propri ghetti per le prostitute che, spesso, erano costrette a spostarsi, periodicamente. Nel Medioevo non mancarono le persecuzioni. La più famosa prostituta dell’epoca fu Ghisolabella, venduta dal suo stesso fratello e la cui sventurata sorte venne resa immortale da Dante, che la racconta nell’Inferno, dove riconosce il bolognese Venedico Caccianemici a Obizzo II d’Este, tra i ruffiani frustati dal diavolo.

Settima tappa: VIA SAN MARCELLINO…
Nel XIII secolo, prosperavano bordelli con regolare licenza rilasciata dal comune. Quello, era un periodo in cui l’età media del matrimonio si era elevata sui trent’anni, per cui, onde evitare le scorrerie erotiche dei giovani maschi in attesa di convolare a nozze, si pensò di alleviare le loro pene con i bordelli. Si cercava di evitare, in questo modo, la pratica diffusa dell’adulterio da parte di giovani moglie o la violenza carnale, verso le giovani meno abbienti. C’erano comunque limiti, posti all’attività delle prostitute, che non potevano lavorare nelle ore in cui si svolgevano le celebrazioni liturgiche e durante la settimana santa. In questo scenario, non dobbiamo dimenticare la Bologna universitaria, densa di studenti adolescenti da quietare. Questi, commettevano anche atti contro la legge, pur di soddisfare i loro appetiti sessuali. D’altra parte, l’offerta è sempre stata proporzionale alla domanda: duemila studenti, provenienti da tutt’Europa, con soldi in tasca e, ovviamente, tutti maschi. Il papa, Bonifacio VIII, decise di intervenire per correggere i costumi di una città troppo “allegra” per essere territorio della Chiesa e ordino la repressione del fenomeno. Addirittura, un giudice ordinò la distruzione delle case di tolleranza, in particolare quelle che si trovavano nella zona della parrocchia di San Marcellino, dove c’era un’alta concentrazione di prostitute e mezzane. Il prezzo di una prestazione, allora, era di un bolognino d’argento.

Curiosità, di cui parleremo, tra una tappa e l’altra: Il SIFILICOMIO E LA NASCITA DELLA PRIMA FABBRICA DI PROFILATTICI, IN PROVINCIA DI BOLOGNA…
A fine 1800, fu emesso il “meretricio di Stato”, che si occupò di case deputate al servizio nella città, di licenze, di “patenti”, di orari di apertura, di tariffe, di controlli pubblici e impose, in primis, relazioni annuali da parte dell’Ispettore Igienico del Sifilicomio del Sant’Orsola. Se venivano trovate infette, venivano curate in un locale collegato alla prigione di San Ludovico (nei pressi di via del Pratello) e, successivamente, inviate al Sifilicomio. Per non sottoporsi a suddetti obblighi, molte “patentate” domandavano di essere cancellate dal registro delle “meretrici”, ma dovevano dimostrare di aver trovato un lavoro o un protettore (solitamente, un operaio) che si impegnava a mantenerle.
A Bologna, nasce, nel 1922, proprio per la tanto diffusa pratica delle “meretrici”, la prima fabbrica di profilattici, fondata dal cavalier Franco Goldoni. Lo stesso, fondò, a Casalecchio, una ditta che produceva vari prodotti in gomma, come guanti e succhiotti per bambini, ma che viene ricordata esclusivamente per quello che divenne ben presto il prodotto commercialmente più importante. Si era in pieno ventennio fascista e il cavalier Goldoni dovette farsi raccomandare da Benito Mussolini per evitare ostacoli nell’avviare quella particolare produzione. In cambio, concesse al Duce di apporre sul marchio l’aquila littoria e il nome latino Habemus Tutorem, che venne poi contratto nel più semplice Ha-Tu.

L’evento, che si terrà venerdì, 30 settembre 2022 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 19:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 21:15. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour.

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate): € 19,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un WhatsApp/SMS, al numero +39 3897995877, indicando: nome e cognome di ogni partecipante e numero di telefono.

La quota di partecipazione sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario (sarà premura del nostro staff indicarvi i relativi dati, al momento dell’iscrizione, a seconda del metodo di pagamento selezionato).

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.
Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

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