Teatro Patologico Odissea I suoni di Ulisse
Con questo progetto, D’Ambrosi compie un ulteriore e coraggioso passo avanti nel percorso artistico e umano del Teatro Patologico, alzando significativamente il livello della ricerca attoriale.
Agli interpreti viene richiesto un lavoro ancora più rigoroso, fondato su una profonda consapevolezza del corpo, del ritmo e dell’ascolto. Il linguaggio scenico si sviluppa infatti attraverso una forte componente musicale, dando vita a una vera e propria sperimentazione sonora: suoni primordiali, ritmi ancestrali, materiali poveri come sassi e oggetti naturali diventano strumenti musicali e drammaturgici, in una ricerca che affonda le radici nell’antropologia del suono.
La drammaturgia si intreccia intimamente con la condizione del malato psichico. Ulisse non è soltanto l’eroe del mito, ma diventa metafora delle tempeste interiori che la persona con disabilità affronta quotidianamente: il dolore, la solitudine, le cure farmacologiche, l’abbandono e l’assenza di strutture realmente capaci di prendersi cura dell’essere umano. Il viaggio di Ulisse è così un viaggio interiore, frammentato e struggente, fatto di cadute e di resistenze.
Accanto a lui, Penelope incarna la speranza, l’attesa, il desiderio di un ritorno possibile. È il simbolo della casa come luogo dell’anima, del ritorno a una normalità intesa come libertà, dignità e diritto a una vita quotidiana autentica.
I suoni di Ulisse segna una svolta decisamente tragica nel percorso artistico del Teatro Patologico, dopo il successo di Pinocchio – Una Favola alla Rovescia e del classico de La Commedia Divina. Questa trilogia rappresenta una sfida radicale e necessaria: dimostrare che l’attore disabile può attraversare registri drammaturgici diversi e complessi, dal fiabesco al sacro fino alla tragedia, senza timore e senza perdere il controllo delle proprie emozioni.
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Description
Con questo progetto, D’Ambrosi compie un ulteriore e coraggioso passo avanti nel percorso artistico e umano del Teatro Patologico, alzando significativamente il livello della ricerca attoriale.
Agli interpreti viene richiesto un lavoro ancora più rigoroso, fondato su una profonda consapevolezza del corpo, del ritmo e dell’ascolto. Il linguaggio scenico si sviluppa infatti attraverso una forte componente musicale, dando vita a una vera e propria sperimentazione sonora: suoni primordiali, ritmi ancestrali, materiali poveri come sassi e oggetti naturali diventano strumenti musicali e drammaturgici, in una ricerca che affonda le radici nell’antropologia del suono.
La drammaturgia si intreccia intimamente con la condizione del malato psichico. Ulisse non è soltanto l’eroe del mito, ma diventa metafora delle tempeste interiori che la persona con disabilità affronta quotidianamente: il dolore, la solitudine, le cure farmacologiche, l’abbandono e l’assenza di strutture realmente capaci di prendersi cura dell’essere umano. Il viaggio di Ulisse è così un viaggio interiore, frammentato e struggente, fatto di cadute e di resistenze.
Accanto a lui, Penelope incarna la speranza, l’attesa, il desiderio di un ritorno possibile. È il simbolo della casa come luogo dell’anima, del ritorno a una normalità intesa come libertà, dignità e diritto a una vita quotidiana autentica.
I suoni di Ulisse segna una svolta decisamente tragica nel percorso artistico del Teatro Patologico, dopo il successo di Pinocchio – Una Favola alla Rovescia e del classico de La Commedia Divina. Questa trilogia rappresenta una sfida radicale e necessaria: dimostrare che l’attore disabile può attraversare registri drammaturgici diversi e complessi, dal fiabesco al sacro fino alla tragedia, senza timore e senza perdere il controllo delle proprie emozioni.