Teatro Patologico Pinocchio

Theater
Teatro Patologico Pinocchio
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Dates

Event local times (Europe/Rome)
Friday Mar 27, 2026 08:00 pm

Description

Adattamento e regia di Dario D’Ambrosi messo in scena dalla Compagnia Stabile degli attori disabili del Teatro Patologico

«C'era una volta...

- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.

No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno.»

Questo è l’incipit del romanzo per ragazzi Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi. Si
tratta di uno dei più importanti capolavori della letteratura italiana, dove la figura del
burattino diventa icona universale per il valore pedagogico del racconto e per il profondo
insegnamento che si cela dietro l’avventura del “bambino di legno” che prova, con tutte le
sue forze, a diventare un bambino vero.

Ma cosa significa, adesso, essere Pinocchio? Cosa vuol dire che Pinocchio è un burattino
che non riesce a diventare un uomo?

Facendo una lettura aperta, potremmo dire che incontra importanti ostacoli nel percorso
di crescita, di auto-affermazione. Ma cosa significa, crescere? Significa avere il diritto di
seguire le proprie attitudini o inclinazioni, di metterle a frutto, valorizzarle, per imparare a
stare nella società in maniera adulta, diventando parte del gruppo, stando dentro e non ai
margini, mettendo giudizio e ottenendo che lo stesso abbia un peso. Pinocchio non ne è
capace, o meglio: ci prova, ma incappa in una serie di personaggi, di “figure teatrali”, di
maschere umane e bestiali (il Gatto e la Volpe, l’amico Lucignolo) che, puntualmente, lo
deviano, lo circuiscono, lo portano verso la strada sbagliata, depistando quelle poche
voci buone, gentili (Geppetto, la Fata Turchina, il Grillo Parlante) che vengono sopraffatte,
ignorate, a volte eliminate.

Ma non siamo un po’ tutti, dei Pinocchi che faticano a diventare uomini? Nella solitudine
in cui ci ritroviamo, nella difficoltà a trovare percorsi che ci consentano di realizzarci nel
disordine della società pubblica, fra uno scarso senso civico, un’abitudine all’indifferenza
e alla “cattiva educazione”, e nella capacità tutta personale di non ammettere mai una
responsabilità fino in fondo.

Ma Pinocchio non è solo questo; nasce dal legno, un multiforme pezzo di legno. Contiene
in sé l’essere burattino e ragazzo, vivente in evoluzione che si trasforma, cresce, si rompe
ma poi si ripara da sé o con l’aiuto di chi a lui tiene, si rialza dalle cadute, impara le lezioni
e mette su giudizio, corre tra gli ostacoli che la vita gli pone e non smette mai di
riprovarci, ancora e ancora. A ogni maturazione segue una nuova disobbedienza – perché
l’uomo è disobbediente per natura, e curioso, pieno di entusiasmo, senza mai stancarsi di
quel che la vita gli presenta di fronte, sotto forma di ostacolo, lezione da imparare o
opportunità da cogliere.

Siamo davvero tutti Pinocchio, imperfetti e fragili, ma col desiderio di diventare bambini
veri, uomini veri, con tutta la complessità che questo comporta. E il mondo nel quale
viviamo è impietoso nella distruzione dei sogni, dei diritti, delle speranze di ogni piccolo
Pinocchio che viene al mondo; come si fa a crescere, se gli ostacoli sono tali e tanta è la
fatica, il dolore, il dispiacere? Vale la pena lottare, ripartire, combattere per i propri diritti a
essere persona, e non solo burattini?

Partendo da questa domanda, facciamo un piccolo gioco, un piccolo esperimento: ripercorriamo la vicenda di Pinocchio al contrario, dalla fine, dall’episodio nel ventre del temibile Pesce-Cane fino all’inizio, alla creazione del burattino per mano del babbomastro Geppetto dal ciocco di legno.